La paura non basta
La paura, si sa, è maestra del brivido ma non sempre può generare prodotti letterari eccellenti.
Perché scrivere un horror rappresenta una sfida contro ogni senso comune ma anche altresì con tutti i cliché che ne possono conseguire. Si pensa, troppo spesso, che il ricorso a dettagli truculenti e macabri possa esser funzionale alla narrativa di una storia e al suo conseguente successo.
Ma non è così. Basta vedere come le storie che scuotono ed inquietano sono quelle che attingono dalle inquietudini più perversamente inconfessabili dell’animo umano.
L’inquietudine invisibile
Per fare un esempio; osservando i capolavori del cinema espressionista tedesco non mi sale un senso di angoscia profonda e disagio? Eppure, le inquadrature, le scene e le stesse espressioni degli attori risentono di una tecnologia estremamente limitata rispetto ai giorni nostri.
La vera magia risiede nel creare smarrimento e senso di impotenza.
Poe, nelle sue opere, non eccedeva mai nel rappresentare scene ai limiti della decenza, la sua maestria era raccontare ciò che gli altri non osavano alludendo all’impensabile.
L’errore dello splatter
Creare opere horror non è rappresentare scene splatter (peraltro anche abbastanza irreali e difficilmente credibili), bensì creare orrore con le parole, non eccedendo troppo in digressioni inutili e fuorvianti.
Il peso della scrittura
Anche la scelta del lessico e della sintassi è fondamentale. Una narrativa scarna eccessivamente può rappresentare un deterrente alla lettura attenta in quanto suggerisce al lettore una velocità poco congeniale. Di contro, una scrittura eccessivamente prolissa causa tedio e noia, in quanto oramai la soglia di attenzione umana cala sempre più drasticamente.
Le armi dello scrittore horror
Ogni autore dovrebbe essere consapevole che le armi vincenti per un horror interessante sono:
1 – Padronanza degli elementi di cui si parla
Ad esempio, troppo spesso si assiste ad un presappochismo dilagante anche nelle descrizioni delle torture o supplizi vari. Una conoscenza, anche generica, di quanto si racconta è fondamentale onde evitare errori grossolani.
Ho letto troppe volte, ad esempio, di autori poco attenti che descrivevano di morti al rogo per ustioni, mentre nella realtà le persone trovavano la morte molto spesso prima per asfissia prima che per le fiamme.
2 – Uso calibrato e sapiente di figure retoriche e sintattiche
La nostra meravigliosa lingua italiana è estremamente ricca di suggestioni. Una buona dose di allitterazioni, suoni onomatopeici, troncature e molto altro può davvero fare la differenza nella narrazione. Saper padroneggiare la propria narrazione è lo strumento vincente per ogni scrittore
3 – Rileggere a voce alta, rispettando le pause
Molti lo hanno definito uno stratagemma stupido, ma io credo sia fondamentale, soprattutto nel caso di una storia pregna di inquietudine ed orrore rileggere attentamente ogni paragrafo. Per carpirne l’angoscia e rivivere, da lettore, i momenti creati come scrittore.
Ponendosi davvero da entrambe le parti.
Scrivere, leggere, custodire
Uno scrittore non può definirsi tale se non è un buon lettore: è questa è delle convinzioni più ferme che ho e che ho mantenuto negli anni.
Ovviamente il successo di un’opera è frutto anche di una certa dose di fortuna ed accoglienza di pubblico, ma porre delle basi solide è fondamentale per creare un’opera unica, suggestiva e preziosa.
Aldilà del consenso altrui, creare bellezza è una responsabilità umana frutto di studio, dedizione ed attenzione. Custodirla e curarla è il dovere di ogni scrittore.

