Mai come in questi ultimi anni si è assistito ad un incremento più che significativo dell’offerta letteraria.
Ovunque sono disponibili titoli appartenenti a qualsiasi genere o provenienti da autori allocati anche nell’angolo più recondito del mondo.
La velocità di reperibilità e consultazione rappresenta una delle caratteristiche peculiari di questo fenomeno.
In quanto tempo riuscite a trovare un libro che vi attira?
Il tempo di una digitazione su Google, di un click e di un indirizzo inserito.
Una fortuna ed una sfortuna per molti versi.
Il mito dell’autore “per chiunque”
L’ampia disponibilità, e lo dico con una punta di amarezza e senza mezzi termini, permette a chiunque si qualifichi come autore di scrivere.
Personalmente non credo alla favoletta che basta prendere una penna per definirsi scrittore: è un processo lungo, di studio, analisi, approfondimento e tanta (ma tanta) lettura.
La frase che dietro ad ogni sogno ci sono sacrifici che la gente non vede è profondamente vera.
Per questo motivo non mi sono mai considerata una scrittrice. Non ho questa presunzione, in quanto esso rappresenta un compito scomodo a cui dedicare anima e corpo.
Il lavoro dietro le quinte
A causa di un lavoro impegnativo e di responsabilità, di una famiglia e di una scelta di vita (che non rimpiango) ho deciso di lavorare nel “dietro le quinte”.
La mia esperienza, sia in ambito accademico che editoriale, mi ha condotto a svolgere diversi lavori in ambito di editing e giornalistico per diverso tempo e anche attualmente collaboro con diverse case editrici, periodici online e realtà universitarie.
Ho anche all’attivo una collaborazione con alcuni autori locali per un’antologia ed assicuro che il lavoro non è stato per nulla semplice. Intenso, catartico e maieutico.
Creare un’opera, svilupparla, revisionarla è un lavoro duro, preciso e da svolgere con la massima attenzione, anche supportati da professionisti del settore.
Quest’ultimo aspetto ritengo sia quanto mai fondamentale e troppo spesso trascurato.
Self-publishing: potenzialità e pericoli
Attenzione! La mia non è una critica al self-publishing che considero un potente strumento per democratizzare l’editoria, bensì una forte raccomandazione alla revisione dei contenuti, alla verifica delle fonti e alla umiltà.
Non si scrive per essere famosi ma per far parlare la propria anima, se essa ha qualcosa da comunicare.
In un panorama letterario attuale troppo spesso avviene che lo studio, la dedizione e la passione risentano inevitabilmente di una povertà, precarietà e poca originalità nei contenuti.
La vastissima disponibilità implica, purtroppo, altresì una produzione più che serrata e seriale.
Mi capita molto spesso di leggere titoli prodotti in serie che seguono la tendenza del momento e tutte quelle tematiche che rappresentano il cavallo vincente della stagione letteraria.
L’effetto “Harry Potter”
Analizziamo nello specifico la mia affermazione con un esempio abbastanza lampante: a seguito del successo di Harry Potter quanti libri “satellite” sono stati creati?
Troppi, in serie e scontati. Ma l’argomento tirava e quindi la scelta è stata basata su questo.
Non è tanto l’estro creativo a farla da padrone ma cosa potrebbe vendere di più ed attirare l’attenzione del pubblico.
Si scrive per vendere e per dare sfogo a quella sete di notorietà praticamente onnipresente sui social.
Anche l’atteggiamento degli autori è quello di creare il personaggio e non raccontare la propria storia.
In un martellamento continuo di egocentrismo che distoglie l’attenzione dal vero scopo della scrittura.
Tutti bisogni assolutamente legittimi, ma quanto a discapito di qualità e soprattutto originalità?
Una riflessione personale
La mia non è una critica sociale ma una analisi di qualcosa che sento profondamente mio.
Adoro leggere eppure tantissimi ottimi lavori sono “oscurati” da titoli che attirano l’attenzione, copertine ambigue e fuorvianti (e graficamente anche di pessima fattura), ed autori che sembrano influencer alla forsennata ricerca di pubblico.
Questo perché, molto spesso, il talento è inconsapevole, umile e non ama il “vendersi”.
L’impoverimento della promozione editoriale
Anche la diffusione di un’opera rappresenta l’emblema di un notevole impoverimento dell’editoria.
Promuovere un libro non dovrebbe essere una vendita porta a porta (in questo caso libreria per libreria) ovunque per vendere, ma un incontro intenso con i lettori.
In tal senso mi sento di affermare che poche sono le realtà che foraggiano incontri di questo genere, con un pubblico attento e autori capaci di raccontare davvero ciò che hanno scritto.
Occorre che il lavoro di un autore venga tutelato, protetto e diffuso adeguatamente e che si elimini la concezione della scrittura “a moda”.
Lo scopo vero della scrittura
Una delle cose più incredibili della lettura è proprio il voler rompere ogni schematico preconcetto: perché non dare libero sfogo a quello che veramente portiamo dentro e non a ciò che potrebbe renderci popolari?
Una domanda, a cui, credo, possano seguire mille pensieri e risposte.
Ma una cosa rimarrò sempre ferma:
Un vero autore non ha bisogno di fama, ma di raccontarsi e di raccontare ciò che lo appassiona. Senza scendere a compromessi pur di far conoscere.
E credetemi, questa rimane e rimarrà sempre la scelta migliore nel tempo.
Forse non subito, forse tra dieci anni, ma la passione, quella vera, vince su tutto.

