Un’ombra troppo poco raccontata
Sul personaggio di Nosferatu non si è mai detto o approfondito abbastanza.
Quasi come se fosse considerato un’entità minore, o forse, si volesse nascondere qualcosa di scomodo. Forse una verità atroce e disarmante?
Rifletteteci: di Dracula e dei vampiri conosciamo praticamente tutto, mentre del signore dell’oscurità poco o nulla.
Possiamo considerare la figura di Nosferatu come un’icona cinematografica che trae origine sia dal folclore europeo sui vampiri sia da una specifica opera letteraria, ossia il romanzo Dracula di Bram Stoker.
Ma la sua genesi nacque in un modo del tutto improbabile e sorprendente.
L’origine del nome e il suo presagio
L’etimologia del termine deriva probabilmente da una parola slava arcaica o dal greco nosophoros, che significa “portatore di pestilenza”.
Questo nome evoca un’immagine di un essere nefasto, portatore di morte e malattia, che si nutre di sangue e diffonde la peste.
A differenza del vampiro romantico e seducente reso popolare dal romanzo di Stoker, la figura folcloristica e quella presentata nel film del 1922 sono più ripugnanti e mostruose nell’aspetto, simboleggiando un’oscurità primordiale e ineluttabile.
Il legame indissolubile con il cinema espressionista
La storia di Nosferatu è indissolubilmente legata al cinema espressionista tedesco.
Nel 1922 il regista F.W. Murnau realizzò Nosferatu, eine Symphonie des Grauens (“Nosferatu, una sinfonia dell’orrore”) e, poiché la produzione non era riuscita ad acquisire i diritti del romanzo Dracula di Bram Stoker, la sceneggiatura di Henrik Galeen apportò diverse modifiche, tra cui i nomi dei personaggi.
Il Conte Dracula divenne il Conte Orlok e il nome del film Nosferatu.
Quest’ultimo, interpretato da Max Schreck, ha un aspetto grottesco: magro, con orecchie a punta, denti da roditore e dita artigliate, che accentuano il suo legame con l’immagine di un’entità portatrice di contagio.
Nonostante i cambi di nome, la trama era chiaramente ispirata a Dracula.
La vedova di Stoker intentò una causa per violazione del copyright, che portò a un ordine di distruzione di tutte le copie del film.
Fortunatamente, alcune copie sopravvissero e il film è oggi considerato un capolavoro unico e prezioso.
Il male nella sua forma più pura
Tuttavia, la vera essenza di questa figura sta nel suo aspetto scomodo e inquietante: non possiede fascino o carisma, perché rappresenta il male puro nella forma più scarna e bestiale.
Quello da cui tutti vogliamo scappare e che non vorremmo mai vedere.
Nosferatu e il suo sguardo lo ricordano in modo diretto e rozzo, e forse per questo che lo scansiamo con tutte le forze.
In fondo, gli appestati non erano nascosti, isolati e rinchiusi nei meandri più nascosti dell’anima e dello spazio.
Se il male più nero ci fa paura, Nosferatu è lo specchio di questo male.
E il suo riflesso è insopportabile.

