L’Indice dei libri proibiti
Ma voi lo sapevate che esisteva una lista dei libri proibiti?
Venne redatta, revisionata e resa pubblica con lo scopo di impedire ai fedeli la lettura di opere considerate eretiche, immorali o pericolose per la fede.
Ma non si trattò solo di questo: dietro la proibizione vi era la ferma volontà di mettere a tacere la libertà. Una tale azione rifletteva anche il timore verso idee politiche, scientifiche e filosofiche che potevano mettere in discussione l’autorità ecclesiastica o l’ordine sociale.
La nascita dell’Index Librorum Prohibitorum
L’Index Librorum Prohibitorum (“Indice dei libri proibiti”) fu uno degli strumenti di censura più importanti della Chiesa cattolica tra età moderna e Novecento.
Vide la luce nel 1559, nel pieno della riforma protestante, ad opera della Congregazione dell’Inquisizione romana sotto il papato di Paolo IV, aggiornato continuamente fino al 1948 e abolito solo nel 1966 da Paolo VI.
Venne stampato in maniera capillare permettendone la circolazione in tutta Europa così da contrastare la propagazione di testi giudicati pericolosi per l’ortodossia cattolica.
Censura, divieti e controllo sulla stampa
Successivamente il Concilio di Trento consolidò ulteriormente il controllo ecclesiastico sulla stampa attraverso le cosiddette “Regole tridentine”, che disciplinavano censura, autorizzazioni e divieti.
I libri potevano essere proibiti integralmente, pubblicati solo in alcune edizioni oppure autorizzati dopo innumerevoli correzioni e revisioni.
Ogni volume era severamente sottoposto al nihil obstat e all’imprimatur, cioè l’approvazione ecclesiastica preventiva.
Gli autori e le opere bandite
Ma quali sono gli autori e le opere bandite?
L’elenco comprendeva migliaia di titoli e molti protagonisti della cultura europea, fra i casi più noti citiamo Galileo Galilei, Giordano Bruno, John Milton, Victor Hugo e persino Immanuel Kant.
Opporsi alla chiesa poteva costare caro, non solo in termini di vita ma anche di fama e riconoscimento. Troppo spesso, l’abiura delle proprie tesi viene raccontata come una sorta di salvacondotto per evitare il rogo. In realtà, anche se la vita era salva, tutto il lavoro di uno studioso veniva di fatto rinnegato o parzialmente ritrattato.
Essa rappresentava una negazione dell’essenza stessa di un libero pensatore che non si considera tale senza le proprie convinzioni.
Inoltre, è interessante notare che alcuni autori notoriamente atei tra cui Friedrich Nietzsche o Karl Marx non comparivano sempre in maniera esplicita, perché le loro opere erano considerate implicitamente proibite dalle regole generali contro gli scritti anticristiani.
La fine dell’Indice e la libertà del pensiero
Nel XX secolo, fortunatamente, l’Indice divenne sempre meno efficace e la crescita dell’editoria e della cultura di massa rendeva impossibile controllare la circolazione delle idee. Fu Papa Paolo VI, grande riformista della Chiesa, a volerlo abolire definitivamente.
Oggi gli storici vedono l’Indice come un simbolo del conflitto tra autorità religiosa e libertà intellettuale nell’Europa moderna. Un monito affinché non si tappi più la bocca a pensatori scomodi ed anime libere che guardano oltre la realtà che erano costretti a vivere.
I libri proibiti oggi rappresentano un universo di sapere infinito e sono la testimonianza che nessuna repressione potrà mai fare nulla contro la tenacia della conoscenza.
Essere liberi può comportare la solitudine e l’ostracismo, ma adattarsi all’omologazione di un pensiero dogmatico mai rivisto o aggiornato è veramente la morte dell’anima.
E questi pensatori, nonostante i secoli, rimarranno sempre vivi ed eterni nel loro essere fino alla fine dell’umanità.

