Un’inquietudine che attraversa i secoli
Non esiste figura inquietante e perversa come il Faust. Spesso se ne fa accenno, ma ogni approfondimento è quasi come se venisse eluso: forse perché rievoca aspetti scomodi e torbidi.
Il percorso di questa creatura è un’affascinante evoluzione che trasforma un oscuro e ignaro personaggio del Cinquecento in un simbolo universale dell’inquietudine umana. Un viaggio che nasce quasi per caso, rivelando sorprese atroci.
Ma qual è la genesi dietro ad uno dei personaggi più noti della letteratura?
La figura storica: tra magia e propaganda
Il mito affonda le radici nella figura storica di Johann Georg Faust (vissuto tra il 1480 e il 1540 circa). Considerato comunemente mago, astrologo e alchimista itinerante che operava nella Germania del XVI secolo. Personalità ambigua e che godeva di opinioni assolutamente discordanti tra loro. Molti lo definivano un guaritore, altri un mediocre ciarlatano.
Dopo la sua morte, la propaganda luterana trasformò la sua figura in un monito morale. Esempio di come tutte le pratiche legate all’occulto potessero risultare dannose e maledette.
Nel 1587 è attestato il primo testo scritto legato alla vicenda, chiamato “Historia von D. Johann Fausten” (noto altresì come Volksbuch), in cui Faust è un peccatore che viene trascinato all’inferno per aver osato sfidare i limiti imposti da Dio tramite un patto col diavolo.
Dalla leggenda alla letteratura universale
Tuttavia, il passaggio dalla leggenda locale alla letteratura mondiale avviene grazie a grandi autori che reinterpretano il patto a seconda dell’epoca e delle diverse influenze culturali.
Tra loro, ne annoveriamo tre, molto interessanti in particolar modo:
Christopher Marlowe (1592)
Nel suo La tragica storia del Dottor Faust, l’autore descrive il peccatore come un eroe tragico rinascimentale. Faust non è un protagonista alla ricerca dei comuni piaceri carnali, egli brama la conoscenza suprema e il potere che deriva dalla scienza e dalla magia.
Vuole oltrepassare i limiti umani e divini per rendersi grande agli occhi dell’umanità.
Johann Wolfgang von Goethe (1808–1832)
Con questo autore, la figura diventa il “mito dell’uomo moderno”. Qui il patto cambia natura e forma: non è più una scadenza fissa, ma una scommessa sulla felicità e sull’insaziabilità del desiderio umano.
In questa versione, Faust viene infine salvato, perché il suo costante ed inarrestabile sforzo verso la riconciliazione con il divino riscatta i suoi errori.
Thomas Mann (1947)
Nel Novecento, il mito si adatta ai traumi della modernità con Thomas Mann (1947).
All’interno della sua opera, Doktor Faustus, il patto diventa una metafora del crollo della cultura tedesca e della barbarie nazista; il protagonista è un musicista che vende l’anima per l’ispirazione geniale. A caro prezzo si può far tutto per avere successo e fama.
L’archetipo eterno
Figure come Nietzsche, Freud e Jung hanno visto in Faust l’archetipo della tensione tra ragione e istinto, oppure tra progresso tecnico e responsabilità morale.
Oggi questo mito rappresenta chiunque sacrifichi l’integrità morale o la sostenibilità per un successo immediato o una crescita illimitata. Esso rappresenta l’evoluzione umana, attraversata dalle mille e scomode contraddizioni.
Uomo che vuole elevarsi a Dio, pur avendone comunque paura.
Studioso apparentemente spinto dal bene collettivo che in realtà non è altro che specchio sincero della sua superbia.
Mostro umano, sapientemente diabolico.
Il Faust è espressione dell’uomo attraverso epoche, ritratto impietoso di ciò che la natura e il divino hanno creato.
Ossia un eterno usurpatore del potere dei suoi creatori ed eterno nemico dei limiti a lui imposti.

