Molto spesso quando pensiamo alle menti geniali, il pensiero viene indirizzato verso figure inevitabilmente moderne.
Eppure, le ribellioni hanno genesi fin dalla notte dei tempi, e di esempi ne è piena la storia.
Tra le figure più radicali in tal senso, Giordano Bruno rappresenta l’emblema del conflitto tra libertà intellettuale e autorità religiosa.
Dalle origini alla formazione religiosa
Filosofo, ex frate domenicano e instancabile viaggiatore, egli elaborò una visione dell’universo rivoluzionaria e coraggiosa, che contribuì a trasformare profondamente il modo di concepire la natura, compreso il rapporto tra Dio e l’uomo.
Nato a Nola nel 1548 con il nome di Filippo Bruno, entrò giovanissimo nell’ordine domenicano a Napoli, dove assunse il nome “Giordano” e ricevette una solida formazione filosofica e teologica. Fin dai primi anni di sacerdozio, però, manifestò dubbi sulle dottrine ufficiali della Chiesa, attirandosi diverse antipatie ed opposizioni.
L’esilio e il viaggio attraverso l’Europa
Costretto a fuggire, intraprese una lunga peregrinazione attraverso l’Europa: soggiornò in diverse città europee, tra cui Ginevra, Tolosa, Parigi e Londra.
Questi peregrinaggi lo portarono ad affermarsi come intellettuale brillante, esperto dell’arte della memoria e autore di opere filosofiche innovative.
Il processo e la condanna
Nel 1591 tornò in Italia, a Venezia, ma venne denunciato all’Inquisizione.
Nonostante le pressioni, Bruno rifiutò di abiurare e preferì la morte ad una sopravvivenza infame.
Il 17 febbraio 1600 venne condannato al rogo in Campo de’ Fiori, a Roma.
Accusato di aver negato i dogmi cristiani e di essere eretico, venne arso vivo e gli fu posta la “morsa” (o “lingua in giova”), uno strumento che gli impediva di parlare, affinché non potesse rivolgersi alla folla.
Fino all’ultimo gli fu negata la più sacra delle libertà, quella della parola.
Perché il verbo che egli pronunciava era scomodo, troppo scomodo.
E quale era il motivo di tanto scandalo?
Le opere principali
Tutta la scrittura di Bruno venne caratterizzata dall’uso di dialoghi vivaci e ironici, in cui si mescolavano filosofia, magia, mitologia e scienza creando una simbiosi perfetta ed affascinante.
Tra i testi più importanti possiamo annoverare:
- De umbris idearum (1582) – sull’arte della memoria
- La cena de le ceneri (1584)
- De l’infinito universo et mondi (1584)
- De la causa, principio et uno (1584)
- Lo spaccio de la bestia trionfante (1584)
- De gli eroici furori (1585)
Un universo infinito e senza confini
In tutte le opere emergono i temi innovativi che rappresentano il cardine del suo pensiero: l’infinità del cosmo, la critica alla religione tradizionale e la tensione verso una conoscenza superiore. Il filosofo superò la visione aristotelico-tolemaica e sostenne l’eliocentrismo di Copernico, radicalizzandolo, rompendo completamente con la cosmologia tradizionale e ridimensionando il ruolo dell’uomo.
Bruno, infatti, identificò Dio con la natura in una visione panteistica ed eliminò la separazione tra creatore e creato. Permettendo un dialogo alla pari tra l’infinito e l’uomo, investì quest’ultimo di un potere assolutamente scandaloso ed eretico rispetto al pensiero dell’epoca.
Il filosofo attaccò i dogmi e le istituzioni religiose con ferocia, accusandole di dividere l’uomo dalla natura e dalla verità. Propose una religione “naturale”, fondata sulla conoscenza e sulla libertà spirituale.
L’eroico furore e la ricerca della verità
Uno dei concetti più originali del suo pensiero fu anche l’“eroico furore”: ossia una tensione passionale verso la verità, un impulso che spinge l’uomo oltre i limiti della conoscenza comune. Frenesia di conoscenza, passione di sapere erano per lui i veri motori pulsanti della vita.
Persino la fede era posta in secondo piano.
Il filosofo, dunque, diventa così una figura eroica, guidata da una ricerca infinita e investito di una missione profetica nei confronti dell’umanità.
Egli conosce e trasmette la conoscenza al mondo.
Un’eredità che parla ancora al presente
Ovviamente la sensibilità dei giorni nostri, ci permette di comprende quanto sia preziosa una concezione simile, ma nel 1600 era ben altra cosa. E l’epilogo fu atroce per l’uomo.
Ricordare Giordano Bruno non è solo una questione di giustizia, in quanto vittima innocente di un sistema religioso aberrante: è onorare il libero pensiero e il coraggio.
Una vita spesa ricercando la verità, ad ogni costo e senza paura.
Giordano Bruno è il coraggio, la passione e la dedizione che non conoscono limiti.
Esempio per tanti pensatori che ancora oggi si sentono limitati dalle brutture di un’epoca dove la libertà è la più ipocrita delle convinzioni.
Siamo forse più liberi di ieri o crediamo di esserlo?

