Il clima natalizio in imminente arrivo ci consente di approfondire uno dei capolavori di Charles Dickens. La trama di Canto di Natale ruota attorno alla trasformazione del protagonista Ebenezer Scrooge, un anziano ed arcigno banchiere londinese che disprezza ogni forma di generosità (in particolare a Natale), in un uomo generoso e altruista, grazie all’avvento di quattro spiriti durante la notte della Vigilia di Natale.
La storia, ambientata nella Londra vittoriana tanto cara ai misteri e alle leggende macabre, si sviluppa in cinque capitoli.
L’apparizione di Marley
Sette anni dopo la morte del suo fidato socio in affari, Jacob Marley, Scrooge trascorre la Vigilia rifiutando l’invito a cena del nipote Fred e negando l’elemosina ai poveri e bisognosi. Tornato a casa, riceve la visita del fantasma di Marley, che lo avverte delle conseguenze di una vita condotta all’insegna dell’avarizia e dell’egoismo.
Lo spirito dell’uomo è infatti condannato a trascinare una pesante catena fatta di oggetti legati al denaro. Marley annuncia a Scrooge che sarà visitato da tre spiriti, offrendogli un’ultima e definitiva possibilità di redenzione.
Lo Spirito del Natale Passato
Il primo spirito mostra a Scrooge scene della propria giovinezza, rivelando un’infanzia solitaria e momenti felici passati con l’amata sorella Fan e il generoso datore di lavoro, Mr. Fezziwig.
Gli fa anche rivedere il momento in cui, a causa della sua crescente ossessione per il denaro, perse l’amore della devota fidanzata Belle.
Lo Spirito del Natale Presente
Il secondo spirito, un gigante gioioso, mostra a Scrooge come gli altri celebrano il Natale.
In particolare, gli fa vedere l’umile ma felice festa a casa del suo sottopagato impiegato, Bob Cratchit, il cui figlio minore, il piccolo Tim, è gravemente malato. Altresì fa comprendere all’avaro anziano quanto il Natale sia anche gioia attraverso la cena a casa di suo nipote Fred, a cui aveva rifiutato di partecipare.
Lo Spirito del Natale Futuro
Il terzo viene descritto come lo spirito più terrificante, che non proferisce alcuna parola, illustrando a Scrooge visioni del futuro. In primis la sua morte: un uomo solo, deriso dai passanti e derubato persino delle lenzuola del letto. La gente parla con indifferenza di questa dipartita e nessuno sembra curarsene.
Scopre infine di essere stato seppellito in una fossa comune e senza nome, mentre il piccolo Tim è morto.
Su quest’ultimo punto devo ammettere che un lettore attento non può non rimanere coinvolto emotivamente: Dickens racconta la scomparsa del fanciullo con tale trasporto ed enfasi da rendere profondamente reale quel dolore.
Sicuramente l’epoca in cui egli scriveva era contraddistinta da una fortissima disparità sociale e la mortalità infantile rappresentava una dolorosa compagna di vita per molte famiglie.
La Conversione
Scrooge si risveglia la mattina di Natale, profondamente cambiato e pieno di gioia. Capendo di avere ancora tempo per rimediare, mantiene la promessa fatta agli strani visitatori della notte.
Ordina un tacchino enorme per la famiglia Cratchit, aumenta lo stipendio a Bob, diventa un secondo padre per il piccolo Tim (che guarisce), e si riconcilia con il nipote, onorando lo spirito del Natale per il resto della sua vita.
Un’opera tutt’altro che zuccherosa
Canto di Natale è un inno alla speranza, alla solidarietà e alla possibilità di redenzione, sottolineando che non è mai troppo tardi per cambiare e dedicarsi agli altri.
Soprattutto non è la classica opera pregnata di boutade natalizia zuccherosa e smielata, ma è uno spaccato vero e intenso della realtà vittoriana e delle sue tante contraddizioni. Le scene risultano spesso anche disturbanti e complesse nell’interpretazione, ma donano quell’unicità intrinseca nell’opera stessa.
Simbolo di una redenzione che passa attraverso una catarsi sofferta nell’anima umana, spesso sporca e abietta, trovando la pace nella redenzione vera e sincera fatta di gesti concreti e non proclami.
Ebenezer Scrooge da uomo taccagno si trasforma in un generoso benefattore, cambiando per sempre il destino di Tim e di molte altre persone accanto a lui. In concreto egli ha fornito una possibilità di salvezza, oltrepassando quel muro di ipocrisia tipicamente vittoriana e che Dickens, attraverso il protagonista, ha avuto il coraggio di abbattere.
Con coraggio e determinazione, come solo i grandi autori sanno fare.

