Sareste in grado di definire un mostro?
Secondo la Treccani, con questo termine si indica un essere che presenta caratteristiche contrarie al normale ordine di natura, suscitando stupore, paura o orrore. Può riferirsi a creature mitologiche, esseri deformi, o, in senso figurato, a persone estremamente malvage o, al contrario, eccezionali per abilità.
Mai come in questo caso, la parola può rappresentare diverse ed interessanti sfumature. Tuttavia, oggi vorrei concentrarmi sulla parte più oscura e recondita del significato.
Il mostro come inquietudine umana
Il mostro è qualcosa che ci inquieta, tormenta e rompe inevitabilmente la nostra quiete umana. Pensando a personaggi come Frankenstein e Nosferatu, possiamo tranquillamente affermare quanto essi siano un prodotto letterario che racchiude in sé le più torbide fobie umane: sia della morte e che dell’inconscio.
Soprattutto il personaggio creato da Mary Shelley vive una sorta di alienazione e rifiuto sociale, senza nessuna colpa se non quella di possedere un aspetto orrendo: egli non è per natura cattivo, anzi è profondamente empatico, intelligente e di buona indole. Sono le circostanze e il rifiuto del suo creatore a renderlo un personaggio ferale e malvagio.
Il mostro come distanza
Nella nostra cultura apostrofiamo criminali o serial killer come “mostri” in quanto non vogliamo riconoscerci nelle loro nefandezze. Intendiamo scacciarle dalla nostra specie umana e quella nomea, in qualche modo, pone una distanza netta tra la razza umana e le persone indegne di essere definite uomini.
La figura della creatura orripilante (e talvolta perfida) è uno dei temi principali della letteratura di tutti i secoli. Dal mito delle prime civiltà, dove spesso gli dei malvagi erano raffigurati come mostri, fino ai giorni nostri in cui la tecnologia diventa un supporto nella continuazione di questa evoluzione.
L’evoluzione del mostro
Se dapprima i mostri erano figure di ispirazione prettamente umana, ora sono macchine super moderne o alieni assetati di sangue e morte. Il senso intrinseco non cambia, ne muta la forma secondo le diverse sensibilità ed epoche.
Mostro o vittima?
Molto spesso si assiste anche ad una perdita di identità, arrivando a considerare la bestia non come antagonista ma come vittima in quanto l’aspetto con cui essa si presenta è solo un punto di apparente partenza. Essa cela dietro di sé paura, sconforto e rabbia.
Il limbo tra bene e male
I mostri, salvo casi conclamati, sono esseri tormentati, stanchi e più vittime di quanto si creda. In una concezione profondamente dualista che pone un netto confine tra bene e male questi esseri vivono sempre relegati in un limbo infernale.
Non abbastanza cattivi da essere definiti tali, ma nemmeno tanto buoni da essere benvoluti al genere umano.
Il male come costruzione umana
Nella nostra cultura tendiamo sempre a considerare il male come qualcosa da evitare, anche se i confini sono quasi sempre definiti dall’uomo stesso: il quale, come ben sappiamo, non è notoriamente un essere pacifico.
Una visione più antica (e più onesta)
Tuttavia, questa è una concezione tipicamente moderna, i greci facevano risiedere il dio Pan (notoriamente dedito al Chaos e alla distruzione) nell’Olimpo. Segnale, a mio avviso profondamente moderno e assolutamente giusto se si vuole analizzare davvero il male senza alcuna condizione.
I mostri sono espressione della crisi di questo dualismo, e pertanto rappresentano quella parte di noi da emarginare ad ogni costo. Sono l’inconscio, le fobie e quei desideri che celiamo sotto la superficie perbenista.
Dottor Jekyll e Mister Hyde, ad esempio, non sono uno lo specchio malvagio dell’altro?
Perché la società, non accettando alcun tipo di compromesso e ponendo sempre dei confini causa una sorta di “cortocircuito” che la letteratura rappresenta attraverso la figura del mostro.
Conclusione: convivere con il mostro
Il mostro è coscienza che si inquieta, istinto primordiale e ribellione scomoda.
Tutti abbiamo i nostri mostri interiori, e chi afferma di no, mente sapendo di farlo.
E non ne vogliamo assolutamente accettare la convivenza.

