Come definireste il male? Provate ad immaginarlo, liberandovi da ogni convenzione religiosa o sociale.
Il male è qualcosa che smarrisce, che disorienta e che anima e cuore.
Non si riesce a spiegarlo ma si sente, eccome se si sente. Un nodo alla gola, lo stomaco che sembra piegarsi e il battito martellante come un tamburo.
Le molte facce dell’oscurità
Inutile dire che la letteratura ha creato dei veri e propri capolavori sul tema, attribuendogli mille sfaccettature e variegature. Dal male assoluto a quello generato per rabbia e rimorso.
Esattamente come la realtà, il male ha sempre due o più facce.
Mai accontentarsi di una sola versione: in fondo, Lucifero, non era un angelo?
Il male dietro l’apparenza
Non servono grossi magheggi per rappresentare o rendere abietto il male. Dracula, non si presentava con l’aspetto e l’atteggiamento di un mostro, era la sua anima ad essere ferale.
Dottor Jekyll, simbolo per antonomasia del dualismo dell’animo umano che combatte sempre tra bene e male, incarnava l’idea del perfetto gentiluomo vittoriano sempre alla ricerca spasmodica dell’approvazione. Quasi a fare da contrappeso alla sua natura malvagia segreta e nascosta.
I tormenti, le inquietudini e i drammi sono generati dalla lettura delle vicende legate a queste figure oramai leggendarie: forse perché in loro vediamo quella parte scomoda di noi che vorremmo rinnegare.
L’orrore sottile di Poe
Poe, grandissimo maestro dell’inenarrabile, venne punito con l’emarginazione e l’indifferenza per aver raccontato ciò che nessuno osava nemmeno pronunciare. I suoi racconti erano un atto di profonda ribellione ai regimi dettami che volevano l’uomo automa di una società apparentemente perfetta.
E se ci pensiamo, i suoi libri non sono assolutamente ricchi di colpi di scena o dettagli macabri e sanguinolenti. Sono le parole a contorcere lo stomaco, la lentezza apparente della trama che si conclude con l’epilogo peggiore e nemmeno pensabile.
Orrore che nessun uomo potrebbe mai immaginare, perché così realmente umano e profondo.
Disgusto vs inquietudine
Soprattutto in alcuni prodotti cinematografici moderni si assiste a reazioni di disgusto, disagio e riverbero ma non di inquietudine. Il disgusto è causato da scene splatter e frutto di effetti cinematografici pregevoli, ma tutto si esaurisce lì.
Squartamenti, uccisioni, violenze che appartengono al mondo del grande schermo, o quantomeno in buona parte.
Il volto reale del male
Ma la vera narrazione interpretativa è altra cosa. Alcune produzioni, soprattutto riguardanti le vite di alcuni serial killer, ci hanno dato delle performance straordinarie e inquietanti al tempo stesso. Senza nemmeno eccedere quanto altri in particolari turpi, focalizzandosi coraggiosamente sul male vero.
Quello da cui tutti vorremmo scappare ma che è sempre pericolosamente vicino.
John Wayne Gacy era una persona benvoluta da tutto il vicinato, mentre nascondeva le sue perversioni negli anfratti più bui della sua casa e della sua anima.
Un’indagine scomoda
La letteratura e il cinema di spessore ci insegnano quanto il male sia una creatura totalmente umana e pertanto la maggior parte delle figure malvagie siano uomini, anche apparentemente normali e di successo. Oltre che particolarmente intelligenti.
Averne paura è una sensazione naturale, volerlo conoscere un compito scomodo e ingrato.
Il coraggio di raccontarlo
Ogni opera, che sia libro o film, in cui il male sia davvero rappresentato nella sua manifestazione più macabra e perversa è sempre frutto di indagine, studio e coraggio.
Non è da tutti scardinare il dogma del dualismo bene e male rivelando davvero cos’è quest’ultimo.
Un compito che ha sempre, drammatiche ed imprevedibili, conseguenze.

