L’autopubblicazione: un fenomeno tutt’altro che moderno
Oggi vorrei analizzare un fenomeno che sta diventano abitudine nel mondo editoriale: l’autopubblicazione.
Molti lo considerano una novità dei nostri tempi, tuttavia siamo davvero sicuri che il self-publishing sia una tendenza tipicamente moderna?
Questa analisi vi lascerà stupiti, perché non è proprio così.
Il desiderio di far conoscere le proprie opere, slegate dalle leggi editoriali, non è un prodotto figlio dei nostri tempi.
L’autopubblicazione potrebbe definirsi un fenomeno con radici assai lontane e che vede coinvolti anche diversi autori famosi, pronti a mettersi in gioco e ad accollarsi un rischio.
Perché tale potrebbe essere definito fino a qualche decennio fa, in quanto senza internet o social media (enti deputati ad una diffusione ampia e davvero capillare), la trasmissione delle opere non era una cosa semplice ed immediata.
Gli scrittori del passato e il coraggio di pubblicarsi da soli
Alcuni degli autori che utilizzarono questa modalità sono arcinoti e nessuno potrebbe mai immaginare abbiano iniziato con una modalità comune a molti moderni colleghi.
Essi stamparono le loro opere a proprie spese, consapevoli di giocarsi una bella fetta dei loro risparmi.
La vita degli scrittori era grama e difficoltosa anche secoli fa, e quindi ogni azzardo poteva significare un salto nel vuoto ed una possibile clamorosa rovina.
Marcel Proust pubblicò il primo volume di “Alla ricerca del tempo perduto” dopo essere stato rifiutato e anche sbeffeggiato da diversi editori: la sua opera rompeva non solo con linea narrativa dei lavori pregressi, ma poteva non soddisfare le aspettative dei lettori.
Le mode letterarie non sono infatti appannaggio dei tempi moderni.
Un tempo, il bacino di utenza era molto ampio e la richiesta sempre differente e variegata, quindi pur non avendo analisi di mercato dettagliate e immediate, era molto facile che le case editrici fossero caute sul tipo di pubblicazione da proporre ai lettori.
Jorge Luis Borges stampò la sua prima raccolta di poesie, “Fervor de Buenos Aires”, e ne distribuì personalmente le copie grazie a presentazioni, bancarelle improvvisate durante i mercati e agli eventi, fino all’invio (mediante posta) a personaggi di spicco.
Si annoverano anche tra i pionieri dell’autopubblicazione Poe, Dickens e Tolstoj; notoriamente famosi per non aver avuto degli inizi di carriera brillanti e alcuni di loro non videro in vita i frutti di un lavoro duro e troppo spesso profondamente ingrato.
Non è cosa sconosciuta che molti autori soffrirono fame e freddo.
Dall’autopubblicazione tradizionale al self-publishing digitale
La maggior parte degli autori moderni hanno raggiunto il successo globale attraverso le piattaforme online.
In questo caso, il rischio è da considerarsi maggiormente contenuto, in quanto questi canali garantiscono la massima resa con la minima spesa.
Non sempre a favore della qualità del testo, purtroppo: un buon lavoro in autopubblicazione è tale se accompagnato da un editing attento e scrupoloso.
Ad esempio, Howey iniziò con la pubblicazione della sua “Wool Trilogy” sulle piattaforme Amazon, promuovendosi attraverso i social media e ottenendo un successo editoriale globale immenso.
In questo caso furono fondamentali le condivisioni social e le iterazioni dei diversi utenti.
Persino la saga di “Cinquanta sfumature di grigio” iniziò come fanfiction online, prima di essere riscoperta e pubblicata su larga scala.
Si annoverano anche casi in cui l’autopubblicazione aprì le porte a case editrici importanti come l’autrice Amanda Hocking e John Hocke, e Dmitry Glukhovsky: anche loro pubblicarono sul canale di cui sopra.
Gli esempi italiani
Alcuni autori italiani hanno iniziato con l’autopubblicazione, stampando un numero limitato di copie per poi acquisire popolarità e attirare l’attenzione delle case editrici.
Anna Premoli vinse il Premio Bancarella e rappresenta un esempio italiano di successo iniziale nel self-publishing con il suo romanzo “Ti prego lasciati odiare”, poi acquisito da una casa editrice tradizionale.
Federico Moccia iniziò autopubblicando “Tre metri sopra il cielo”, regalando copie agli studenti, e il libro divenne un caso di culto prima della pubblicazione tradizionale.
Basti pensare che, grazie alle fotocopie girate tra gli studenti (non c’erano ancora i social), una generazione si identificò con i personaggi di Babi e Step.
Conclusione
L’autopubblicazione o il self publishing che dir si voglia rappresenta una forma di democratizzazione della scrittura, che permette a chiunque di condividere la propria opera, rompendo le leggi e le mura impenetrabili di un mercato editoriale appannaggio dei soliti grandi nomi.
Un metodo relativamente semplice e che permette di farsi conoscere, attraverso anche un grande lavoro di promozione e presentazione della propria opera.
Opportunità preziosa per divenire parte di un mondo straordinario quanto complicato.

